Mia madre è morta per un’infezione ospedaliera

Mia madre è morta per un’infezione ospedaliera

Mi chiamo Giuseppe, ho 53 anni e ci tengo anche io a dare il mio piccolo contributo per dire quanto sono bravi quelli di Infortunista Veneta.

Mia madre nel 2013 aveva 85 anni, era una donna anziana, certo, ma vitale e indipendente. Una di quelle donne che nonostante gli anni guardava avanti con ottimismo schernendosi per la sua età e scherzando con noi figli e con gli amici sul fatto di non sentirsi assolutamente anziana. Rimasta vedova, viveva con mia sorella e non mancava giorno in cui l’affetto di tutta la famiglia non si concentrasse su di lei. Era il collante della famiglia. Un giorno però cadde in casa, si ruppe un femore, fu ricoverata in un ospedale della provincia di Bologna e subì quello che può essere considerato un intervento di ruotine. Dimessa di venerdì pomeriggio, già nelle prime ore di sabato aveva manifestato un’alterazione di temperatura, la febbre domenica era divenuta altissima e fummo costretti a ricoverarla in un altro centro.

Appena ricoverata si accorsero dell’infezione ospedaliera causata dal precedente intervento, la situazione precipitò velocemente e di lì a poco mia madre morì di setticemia.

Fu un dolore fortissimo, non ci si abitua mai.

Trascorso qualche giorno per raccogliere le idee e farsi forza per affrontare la vita nonostante il lutto ripresi a lavorare. Raccontai l’accaduto a un conoscente che era stato seguito da Infortunistica Veneta per un caso di risarcimento da malasanità.

Dentro di me ero ben consapevole di aver subito una fortissima ingiustizia, mia madre era vittima di negligenza dell’ospedale, era morta per colpa di quell’infezione post operatoria ma avevo paura a far valere i miei diritti contro un ospedale e non avevo nemmeno la disponibilità economica per farlo.
Mi recai negli uffici di Infortunistica Veneta di Bologna per chiedere aiuto, sapevo che mia madre era vittima di malasanità, fui accolto con delicatezza, gentilezza e umanità.

Chi è di Bologna non si stupirà di certo, Bologna è una città dalla lunga tradizione cosmopolita, aperta ad accogliere, ma vi assicuro che le parole di Francesca Di Giosia furono le prime a darci conforto.

Aveva compreso il nostro stato e poteva darci il sostegno che cercavamo.

Il primo contatto, come vi dicevo, fu con la signora Francesca, la pratica fu però passata alla collega perché colei che ci aveva accolto stava entrando in maternità, fu un passaggio dolce e indolore. Sotto la supervisione del dottor Gruppioni, persona gentile e competente, ha avuto inizio il nostro percorso per chiedere giustizia per il caso di malasanità che aveva causato la morte di mia madre.

Amichevole ed empatico, il dottor Gruppioni sa mettere a proprio agio chi ha di fronte. Al momento stiamo facendo un percorso insieme. Abbiamo vinto il processo di primo grado. La controparte ha fatto ricorso.   Nell’affrontare questo processo per malasanità in Infortunistica Veneta abbiamo trovato non solo competenza ma anche comprensione.

Il Dott. Gruppioni e la signora Francesca ci hanno illustrato i motivi per cui, secondo il punto di vista di Infortunistica Veneta, il danno era risarcibile.

Ci hanno spiegato l’iter giudiziario per questo processo per malasanità passo a passo e ci hanno condotti nelle situazioni.  Con grande chiarezza fin da subito ci hanno fatto presente che i tempi sarebbero stati lunghi e che sarà sarebbe stata una “battaglia” e che ogni componente del team avrebbe fatto la sua parte in base al suo ruolo.

Ci hanno fatto conoscere l’avvocato che segue materialmente la causa in tribunale, l’avvocato Ballo, ci hanno reso partecipi della situazione anche dal punto di vista tecnico.

L’8 maggio partirà la fase di appello del processo per malasanità.

L’unico rammarico è che la via di intermediazione condotta dallo staff di Infortunistica Veneta non sia stata assolutamente accolta dagli interlocutori dell’ospedale coinvolto. Per quanto Infortunistica Veneta fin dall’inizio abbia cercato un confronto ci si è trovati di fronte a una chiusura totale da parte dei medici.

Forse avremmo dovuto capire quanto fosse approssimativo il trattamento riservato a mia madre, avremmo dovuto avere le competenze per intuire la gravità di quei sintomi. Il rammarico e il dolore ancora non ci danno pace.

Nonostante il dilatarsi significativo dei tempi dovuti ai ritmi difficili della giustizia italiana siamo certi di esserci affidati nelle mani giuste.

Abbiamo avuto un’esperienza assolutamente positiva.

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