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La responsabilità oggettiva applicata alla Pubblica Amministrazione

La Corte veneziana, con la sentenza n. 409/15 del 14/01/15 ha totalmente riformato la decisione che il Tribunale di Chioggia aveva emesso in primo grado - nella quale si negava l’applicazione del principio di responsabilità oggettiva - in merito al risarcimento del danno ad un ciclista, assistito da Infortunistica Veneta, che caduto a terra per un dissesto del manto stradale di una pubblica via di un paese in provincia di Venezia, aveva subito rilevanti danni alla persona.

La responsabilità oggettiva applicata alla Pubblica AmministrazioneLa sentenza della Corte d'Appello di Venezia si colloca nel solco tracciato dalla più autorevole dottrina e dalla prevalente giurisprudenza in materia di applicazione dell'art.2051 C.C., che applica il principio della responsabilità oggettiva direttamente al soggetto custode del bene – ossia l’Ente Pubblico proprietario della strada.

Il criterio di responsabilità oggettiva si fonda sulla relazione tra il custode e gli oggetti in custodia – i quali in questo caso sono la strada stessa – e non su un comportamento o un'attività dello stesso.

Pertanto, il profilo del comportamento del custode, che può essere perito e prudente, così come omissivo e negligente che, è irrilevante e di per sé estraneo alla struttura normativa dell'art.2051 del Codice Civile.

Per tale ragione, non è necessaria la dimostrazione di un'attività o di una condotta colposa del custode per dimostrare il principio della responsabilità oggettiva, ma basta unicamente la prova del verificarsi dell’evento dannoso, e della sussistenza del rapporto di causalità esistente fra il danno riportato e gli oggetti in custodia alla Pubblica Amministrazione, come lo sono appunto le strade.

A ciò fa da contrappunto, logicamente, il dovere di cautela di chi entra in contatto con gli oggetti in custodia, e quindi in questo caso specifico di chi si trovi a percorrere la strada pubblica. La Corte d'Appello veneziana, ritenuta raggiunta la prova del rapporto fra la strada in custodia di un Comune della provincia di Venezia ed il danno subito dal ciclista, ha escluso perciò l'ipotesi del caso fortuito - unica esimente della responsabilità della Pubblica Amministrazione - ed ha riconosciuto in pieno le ragioni dell'appellante, condannando il Comune stesso a risarcire all' assistito di Infortunistica Veneta una consistente cifra a titolo di capitale, interessi, rivalutazione monetaria e spese.

Il tutto basandosi proprio sul principio di responsabilità oggettiva, così come è previsto dall’Art. 20151 del Codice Penale.

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Cosa dicono di noi e di come lavoriamo.

Pietro

Quando divenni cliente di Infortunistica Veneta ero sul letto di un ospedale: a seguito di un terribile incidente stradale la mia vita era appesa a un filo. A seguito di un forte trauma a una vertebra cervicale e una lesione spinale la mia aspettativa di tornare a camminare era bassissima.

Giuseppe

Mi chiamo Giuseppe, ho 53 anni e mia madre è morta per un’infezione ospedaliera. Nel 2013 aveva 85 anni: un giorno cadde in casa, si ruppe un femore, fu ricoverata in un ospedale della provincia di Bologna e subì quello che può essere considerato un intervento di routine.

Paola

Il vero risarcimento per la morte di mio fratello è stata l’umanita! Un incidente stradale mi ha strappato mio fratello. Sono stati giorni, mesi e anni terribili e oggi, ancora, non riesco a parlarne senza soffrire profondamente per l’ingiustizia terribile per quello che successe.

Pietro

Mi chiamo Pietro Orlando, avevo 63 anni, e finalmente mi stavo godendo la pensione, quando un incidente stradale d’un tratto mi ha cambiato la vita. Una macchina che attraversava il paese nel senso opposto al mio, ha mancato una precedenza e svoltando mi ha colpito in pieno.

Ermanno

Mi chiamo Fogli Ermanno e sono un cliente riconoscente a Infortunistica Veneta. Avevo 32 anni, ero fermo a uno stop pronto a immettermi sulla Romea, quando come un fulmine che squarcia il cielo mi piombò addosso un camion che aveva perso il controllo.

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